Non ci sarà un tre. Non più ormai.
Quel lungo scorrere si è fermato venerdi scorso.
Sudore nelle mani e paura nel petto.
Tempo che rallenta ed accelera in un susseguirsi di tratti improvvisi e confusi.
Tu che cammini piano guardandoti i piedi come se provassi vergogna.
Mentre dentro di te la stessa frase si ripete da giorni:
“Perchè ci hai messo così tanto piccola … perchè?”
Fuori invece sei solo e semplicemente quel Fil nuovo che tu hai voluto,
ma per quanto questo ti renda forte non vale nulla rispetto a ciò che ti urla nel cuore.
Del resto i tuoi segreti li hai dovuti nascondere al sicuro dentro te,
li hai spinti giù forte, più in fondo che potevi.. perchè adesso era giusto così.
Vaghi ricordi di rossi ricci sono l’ultima immagine che avevi, poi svolti l’angolo…
Altissima, abbraccio, silenzio,
respiri, dove andiamo, passeggi staccato e lontano,
battiti, 2 ace, sandali, mani, parole, sedie bianche e pesanti,
spritz e americano, parole ancora, olive, canzone per te,
storie passate, piccoli dolori lontani, fugaci aneddoti recenti,
dei perchè si chiudono velocemente su se stessi,
consapevolezza, cause ed effetti,
poi soldi e monete sul tavolo, 4 passi, risate, abbraccio lungo, saluto,
tu che cammini da solo con il suo profumo addosso.
Poi il nuoto, le solite spaccabraccia a tempo di Alberto,
il solito spritz al bar con gli amici di vasca,
un sms, uno squillo, due telefonate
ed una cena tagliata a tarda ora.
E&E, Ale, altri ..
Poi ancora due giorni di mare forte, di sole fuoco, di vento leggero.
Con tante cose dentro che corrono, con ali che volano e parole che prendono forma.
Con Edo ed i suoi piccoli sogni contadini…
Con Esse che ti chiede perchè ma che sa bene quanto valga per te e lo rispetta …
Nel frattempo Ale ha ritirato la rossa.
Riempie di ghiaccio ed alcool una jacuzzi dorata per i gli amici più cari.
Commenta che è possibile tutto ma anche altrettanto fragile.
Nasconde in scomode battute una durezza no-sense su di sè.
E poi come al solito il tempo ti si raggruppa in strane forme oblunghe,
diviene aleatorio ed omnidirezionale,
prima versore algebrico e poi matrice piana.
E tu lo vorresti chiudere in rigide parentesi quadre,
oppure vorresti lasciarlo scorrere lungo e leggero sotto di te, lineare e continuo come sempre.
Ma non puoi più farlo oramai.
Così ne prendi ancora un pò e ce lo metti sopra come hai imparato a fare da solo,
lo mischi al silenzio per non complicarne l’effetto.
E pensi che magari il tutto si schiaccierà un pò ed assumerà una forma risolvibile,
che vedrai la soluzione chiaramente di fronte a te fra pochi attimi.
Questo pensi.
Questo speri.
In questo credi.
Hai imparato che i sistemi complessi hanno soluzioni
semplici, veloci, pulite, eleganti … e sbagliate.
Ma non sbaglierai stavolta.
Sai bene che tempo e silenzio sono con te adesso.
Ne conosci intimamente i meccanismi.
Adesso che è possibile ti mancano solo e semplicemente loro due … tempo e silenzio.
Le tue sole armi del passato, le uniche di cui ti sai fidare ora.
Del resto devi invertire il sistema costruito su di te totalmente dall’altra parte.
E prima di farlo credo sia giusto rispettare le leggi che lo regolano
e provare pian piano a modificarne il verso.
Fondamenta solide sono il tuo solo obbiettivo.
Perchè Lella dice che adesso è giusto così.
Perchè Esse dice che è il tuo cuore,
che devi solamente ascoltarlo e dargli tempo,
che lui saprà decidere correttamente da solo quando sarà il momento.
Perchè mai e poi mai avresti creduto
di avere tanta limpida sincerità così a te accanto. Così vicino.
Perchè credi fortemente che tutti i cuori meritino rispetto. Tutti quanti.
Tutti quanti.
