Monthly Archive for novembre, 2007

Una notte

Arrivano.
Li sento perché fanno un sacco di casino risalendo la strada.
Soprattutto alla sera quando la confusione del lavoro, delle facili illusioni e delle luci si affievolisce.
Sono i giorni del freddo vero, della notte di natale, dei mercatini in centro. Di un altro anno che passa.

Lascio indietro delle piccole paure importanti.
Errori di lavoro, errori di affetto. I soliti.
Lascio indietro le vostre battute su di me, sul fatto che non è ancora passata.
Lascio indietro delle bugie che continuo a dire ed a dirvi per difendermi.
Lascio indietro un sacco di silenzio e tante sere solo a scrivere su questi tasti.

Il led rosso della TV mi guarda dubbioso e mi chiede cosa sto facendo
in pigiama seduto a tavola a quest’ora. Ma non conosco risposta certa.
Aspettare un sms con tre puntini dentro a volte comincia a stancarmi.
Vorrei ben di più di un “ciao” e ben di più di un caffè.

A volte provo a rovesciare la cosa completamente dall’altra parte.
Lontana dal cuore e dal senno, lontana da me.
Allora mi illudo che basterebbe anche solo una notte.

Una notte sarebbe così lontana da questo mio io da dare un grosso colpo a tutto ciò che ho dentro, ad anni di parole, ad anni di difesa d’ufficio, ad anni nei quali ho cambiato così tante cose fuori di me perché credevo potesse servire a cambiarle dentro.
Forse potrei fare un balzo in avanti in una vita che adesso non conosco e d’improvviso sentirmi più libero.
Ma potrei anche ritrovarmi nel freddo di un novembre passato.
E non auguro al peggiore dei miei nemici quei giorni, quei mesi, quel lungo “dopo”. E so che il rischio è troppo grosso.
Sono andato così tante volte vicino al tasto invia sul mio cell da non credermi neppure umano.
Ma sapete bene quanto la mia razionalità ed il mio “quadrato” siano forti. Sempre ed egoisticamente troppo forti.
E così riesco sempre a schiacciare elimina e quelle solite parole finiscono nel buio dei miei file.
E non rischio nessun novembre, e non rischio nessuna nuova vita.

E così la cosa fa un altro giro su se stessa e torna al solito posto.
E mi ritrovo a scrivere cose inutili per voi quanto per me.
Cose che non danno nulla a voi adesso e non daranno mai nulla a me domani.

E la vostra mano fra qualche secondo salirà in altro alla vostra destra e pigiando un piccola X rossa tornerete al vostro piccolo mondo.
E non avrò aggiunto righe nuove alla storia.
Nessuna nuova riga.
Sarò solo più consapevole di un piccolo sogno di rivoluzione che ogni tanto sento in me.

Ma non aver paura lettore.
E’ solamente un piccolissimo sogno solo mio.
Ed adesso arrivano i giorni del freddo.
E lo annienteranno senza neppure chiedergli spiegazioni.
Del resto è un sogno per due, ma è sempre stato tacitamente solo mio.

Bangkok&Cambogia 2007

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19-10 venerdì
Partiamo da Venezia alle 17.40. Birretta ad Amsterdam per cambio aereo. Sul volo per Bangkok Elia scambia il suo stretto posto con una cinese dell’epoca ming e ci facciamo un viaggio full sleep.

20-10 sabato
Arriviamo a Bangkok ed incontramo subito Fabio con un caldo afoso soffocante. Noi Jeans e camicia naturalmente. Dopo i convenevoli a casa, cena bellissima al BedSupperClub dove dopo un’oretta mi trovo con una matusalemme che mi massaggia la schiena steso su un lettone bianco che prima era il nostro tavolo a firmare un ricevuta di credito senza poterne leggere l’importo. Partiamo bene.

21-10 domenica
Dormiamo la mattina. Massaggio Thai.
Visitiamo Jim Thompson House.
A sera Fabio ci porta nei meandri di una sudicissima China Town e mangiamo pesce e verdure fritte in una particolarissima bettola cinese. Poi visitiamo PatPong (quartiere a luci rosse) ed il suo mercato di oggettistica fake.
Massage with Oil.

22-10 lunedi
Passiamo la mattina a letto.
Tentiamo visita al grand palace ma degli “wily strangers” ci deviano in altra direzione. Un Thailandese ci fà caricare per 20 bath su un tuk tuk per un giro panoramico, ma dopo un tempio e due negozi di pietre preziose lo molliamo e prendiamo un taxi pilotato da un folle con il clima a 10°. Compriamo un paio di magliette assurde ad 1 dollaro e ritentiamo di entrare al grand palace ma oramai è tardi. Torniamo a casa. Aperitivo al bar “Sirocco” al 64esimo piano con vista sulla città, fichissimo.

23-10 martedi
Volo alle 7.40 ed alle 9.00 siamo a Phnom Pen. Con un taxi amico (Sig. Ritti) visitiamo il museo del genocidio di Poll Pot. Ceniamo in una specie di selfservice per ricchi. Pomeriggio visita al palazzo reale, poi giretto della città in tuk tuk per 5 dollari. Ceniamo con un amico di fabio (Bruno) la sera e beviamo qualcosa in centro.

24-10 mercoledi
Partiamo alle 7.00 in barca e dopo 5 ore di fiume/lago siamo a Siem Reap. La povertà è impressionante. L’unico taxi che c’è e che avevamo prenotato ci porta in un paio di guest house, prendiamo la prima che ha posto. Trattiamo tutta la stanza con prodotti antizanzara (autan e permetrina). Giretto e pranziamo con riso e pork. Prendiamo un tuk tuk e visitiamo il primo tempio (Ta Prom) dove conosciato 3 giapponesi fuori di cranio. Ceniamo con un toast.
4-hand Massage.

25-10 giovedi
Ci alziamo alle 5 ed alle 5.45 siamo a vedere l’alba al tempio di Angor Wat. American breakfast in una baracca lì vicino. Poi altri 3-4 tempi in rapida successione. Fa caldo.
Rientriamo per riposare qualche ora. Alla sera dopo una buona cena (anche se un ratto è passato sotto la sedia di Elia durante il pasto), andiamo nei locali BoomBoom. La freddezza e la non umanità del sistema ci sciocca.
Foot Massage Reflexology per chiudere la giornata.

26-10 venerdi
Visiamo templi tutto il giorno.
Rientriamo a Bangkok con il volo delle 19.30 e salutiamo “Piero” che ci ha accompagnati con il suo tuk tuk per i 3 giorni ai templi.
Al passport control affermiamo di essere alloggiati all’hotel california canticchiando la medesima canzone: fila tutto liscio.
Super festa in maschera con amici di fabio al 28 piano di un lussuoso palazzo. Noi 4 siamo vestiti come i pazzi di Arancia Meccanica, facciamo un figurone. Torniamo a casa alle 5.30.

27-10 sabato
Dormiano al mattino.
Visitiamo un vecchio cinema dismesso a China Town dove per 10 euro ci portiamo a casa un sacco di locandine di vecchi film e delle foto di scena.
Ceniamo con vari amici lungo il fiume e poi facciamo notte brava al “Tunnel” ballando ancora fine alle 5.

28-10 domenica
Dormiamo la mattina.
Visitiamo il royal palace nel pomeriggio.
Torniamo a PatPong per acquisti vari.

29-10 lunedì
Il volo per Phuket è alle 12 ma lo spostano alle 14 e praticamente perdiamo la giornata. Alle 17 siamo a Phuket ma piove ed il posto non è un granché.
Riposiamo.
Scopriamo i locali del luogo e la subdola tecnica di abbordaggio per far bere i turisti. Glissiamo a casa.

30-10 martedì
Nuvoloso tutto il giorno e pioggia la sera. Dormiamo tanto. Passeggiata nella spiaggia di Patong. Vediamo una decina di incontri di Thai Box al Bangla Stadium e ceniamo al MacDonalds.

31-10 mercoledì
Partiamo alle 8 con giro organizzato: giretto in barca, visita alla “James Bond Island”, trekking con elefanti, giro in gommone fra le isole e le mangrovie. Kim la nostra giuda ci fa impazzire con i suoi gridolini osé.
Ceniamo con Aragosta da 1Kg.
Massaggio Thai.
Conosciamo un gelataio italiano che ci dà qualche dritta su Phuket.
Notte brava al prima al “Banana” e poi al “Tigers”. Rientriamo in hotel alle 5.30.

01-11 giovedì
Un pò di sole al mattino alle 9.00 per me, Elia dorme.
Alle 12.12 liberiamo la camera dell’hotel e io mi faccio un altro massaggio thai da un’oretta, giusto per non perdere il ritmo.
Torniamo a Bangkok con volo delle 18.40. Mangiamo piatti tipici Thai a 200 bath vicino al Night Bazar, poi compriamo roba fake sempre a PatPong. Siamo convinti di avere il volo per venerdi sera e quindi rientriamo presto. Elia compra 3 sigarette sciolte da uno sconosciuto per strada che ci cambia pure i soldi. A notte inoltrata scopriamo di avere il volo per sabato sera, quindi abbiamo un altro giorno.

02-11 venerdi
Mattina a letto. Prepariamo valigie.
Visitiamo PatTip Plaza dove vendono solo hw e sw fake.
Prendiamo poche cose a pochi bath: un tester per cavi, una webcam, altri device di poco conto.
Alla sera drink al convegno giornalisti per una mostra fotografica dove stuzzichiamo alla grande, poi drink al Vertigo al 60 piano, poi disco “CultureClub” e poi “Tunnel” fino alle 4.30. Alle 5 saltiamo la recinzione del Lumpini park ed andiamo nel lago interno con i pedalò gialli fatti a forma di cigno. La gente ci guarda strana ma sorride; anche la polizia sorride. Vado a letto alle 6.00, Elia alle 6.30 perchè si ferma a mangiare un piatto di pasta di riso e varie schifezze con amici.

03-11 sabato
Con una coma allucinante ci alziamo alle 9.00. Facciamo giro in barca per canali di Bangkok dove vediamo la vita nei sobborghi di Bangkok, visitiamo piantagione orchidee ed infine il museo nazionale. Elia mangia ancora varie schifezze sui baracchini per strada: pompelmo rosa, folpetti alla griglia, …
Io faccio l’ultimo massaggio Thai al “Wind Sense”.
Salutiamo Fabio, Barbara e Piero che ci hanno ospitato per 2 weeks. Qualche casino al checkin con i bagagli ma al terzo casello la facciamo franca con i nostri valigioni.
Partiamo alle 23.30 direzione Parigi.

04-11 domenica
Tappa a Parigi per cambio Aereo.
Decolliamo per Venezia dove arriviamo alle 9.10 come previsto.
Fà freddo fuori dal terminal, i 40° di Bangkok già ci mancano.
Vacanza finita, domani si torna al lavoro.

E’ stato tutto bello. Tutto all’avventura. E ne è valsa la pena.
Come tutte le vacanze mi lascia nel cuore un mondo nuovo, e guardo le cose a me attorno in un modo un po’ diverso ora.

Eccovi le foto.

Basta un minuto di lei

A volte hai la sfavillante certezza di aver fatto un ottimo lavoro
le mura sono robuste e stavolta dovrebbero resistere
torri di marmo e file interminabili di arieti hai posto innanzi ad esse
arcieri sulle loro guglie son pronti da tempo
e tu te ne stai dentro al sicuro, a lavorare nella tua stanza.
Per adesso è solo “Searching…”
ma poi sarà una cosa bellissima,
a volte in sogno arrivi perfino a scorgerla …

Ma basta un minuto di lei per …
spezzarti le gambe di netto qualunque cosa tu stia facendo;
capire che il sole prima era ben’altra cosa dal pallido giallo che hai costruito finora;
trovarti d’improvviso le mani al caldo di un angelo;

E ti difendi con il silenzio, chiudendo gli occhi, annuendo sempre
ma oramai è già dentro
e delle tue mura là fuori restano solo pochi ruderi, a ricordo delle fatiche passate
un minuto di lei è sufficiente a spazzare ogni forza lentamente costruita
ma è altrettanto veloce e quando finisce resti comunque da solo

Così ti avvii là fuori e chiami E., chiami F., chiami Famiglia1, 2 e 3,
e chiami tutti quelli che stanno leggendo adesso queste righe.
Pian piano raccoglieranno le pietre con te e ripartirai,
come ogni volta;
perché ogni volta impari qualcosa di più
e forse la prossima volta le mura reggeranno, forse.

Adesso però sono stanco e torno dentro,
la mia stanza è sempre la stessa.
So benissimo che troverò quel vecchio comodino
con il solito cassetto chiuso, con lo stesso sogno dentro.

“Si, lo so, smettetela di rimproverami,
so benissimo che devo riportarlo fuori.
Lasciatemelo qualche ora però;
a volte mi capita di sentire ancora le mani al caldo,
a volte mi capita … non levatemelo subito, ve ne prego”

“Grazie”

Fil

[cassetto]

Tutti hanno un cassetto.
E tutti hanno un sogno.

La maggior parte di noi si addormenta la sera grazie al sogno che ha posto proprio in quel cassetto.
E credo che questa sia una cosa giusta.

Alcuni riescono a farlo pur con la consapevolezza che quel cassetto resterà chiuso per sempre.
E questo io lo chiamo coraggio, la chiamo forza di volontà.

Pochissimi lo fanno sapendo che quel cassetto non ha neppure una maniglia.
E questa per me si chiama follia.

Personalmente non so quanto reggerò con la sveglia appoggiata a terra accanto al mio letto.
Non lo so.

SnailComing

Torno da un posto lontano lontano.
Un posto dove il sesso costa quanto un cappuccino.
E dove, che mi crediate o meno, son tornato a casa
ogni sera sempre da solo.
Perchè chi mi conosce sa che non farei mai 10000km per un cappucino.

Mi immergo in una week senza tempo, e scopro
che ho lavoro per le mie prossime 4 vite se solo volessi.
E questo sinceramente mi dà una certa forza.
Dentro me so anche che devo scendere in spiaggia appena posso
a levare un cartello “Torno Subito”.
Penso anche che devo fare in fretta. Che forse dovrei pure correre.

Poi arriva un commento tagliente e resto con l’immagine di una
lumaca magnetica che tiene sù un foglio lento come un abbraccio.
Un foglio forse troppo lento anche per una lumaca.

Ma poi penso che … ogni sera io bevo un bicchiere di latte.
E vedo che sulla porta del mio frigo non c’è nessun biglietto.
E mi accorgo che nel mio soggiorno-cucina non c’è
neanche nessun quadro, nessun soprammobile, nessun oggetto appoggiato da nessuna parte.
Tutto è bianco.
Tutte le superficie sono pulite e totalmente scoperte.
Tutto è così chiaro e limpido che non deve essere spiegato. E’ semplicemente lì.
Fà tutto parte del mio freddo penso.
Forse perchè da circa “Due” ho imparato a rimuovere tutto ogni lunedi mattina.
Senza oggetti che ricordano è difficile ricordare.
Senza carta, senza penne, senza fogli è difficile ricordare.
La mia memoria si rifiuta di ricordare o dare importanza a cose successe “Dopo”.
Qualunque esse siano.

Così, ciondolante e trascinando i piedi, attraverso il mio soggiorno piatto e mi avvio verso la spiaggia.
Lento come una lumaca. Senza ricordi e senza rancori.

E non passerò a comprare nessun blocco e nessun calamaio.
Non credo sia ancora tempo di scrivere ricordi che valgano la pena di essere ricordati.
Almeno non con questo freddo.

Due

Ieri erano Due.
E pesavano come macigni inanimati sul mio non essere “io”.
Complice il Jet-Lag, la domenica di nuvole, l’influenza diffusa a casa … tutto ha assunto quell’aurea di grigio slavato.
Ma ieri F. mi ha insegnato a chiamarla “ieia”, e devo dire che questo mi ha aiutato un pò.